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Matriarcato
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In genere, il matriarcato è visto come mwdwantonimo al concetto di mweapatriarcato, in cui l'autorità è detenuta da un patriarcacite-ref-matriarc-1-0[1]. Tuttavia, le definizioni sono molto cambiate a seconda di modelli teorici diversi nel tempo.
Fino al XIX secolo, con "matriarcato" si è inteso parlare di mwfgginecocrazia (in greco, "governo delle donne")cite-ref-ginecocrazia-2-0[2]cite-ref-3[3], una forma di mwhwgoverno nella quale il mwiapotere politico-economico è demandato alla mwiqmadre più anziana della comunità e, per estensione, a tutte le donne. A partire dalla metà del XX secolo questa visione è stata abbandonata: infatti, secondo le ricerche mwigantropologiche più recenti, il matriarcato inteso come ginecocrazia non è mai esistitocite-ref-ginecocrazia-2-1[2]cite-ref-georgoudi-4-0[4]cite-ref-h-ritier-5-0[5]cite-ref-darmangeat-6-0[6].
Gli mwnaantropologi attualmente preferiscono parlare di società mwnqmwngmatrilineari e mwnwmatrilocali.
Contents
• Etologia
• Note
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Terminologia
mwqwMarija Gimbutas, che ha studiato approfonditamente l'ipotesi di un matriarcato nella mwraPreistoria, ha rigettato l'idea che nel mwrqNeolitico il genere femminile avesse sopraffatto il genere maschile. Per descrivere l'organizzazione sociale del Neolitico ha coniato il termine mwrggilania. In una società gilanica, non ci sarebbe stato un genere dominante, bensì una certa parità fra i sessi.
La parola mwsaginecocrazia è derivata dal mwsqgreco antico γυνή gynḕ, "donna" e κράτος, krátos, "potere". La parola è adoperata da mwsgAristotele nel libro mwswPolitica per descrivere la mwtacostituzione della città di mwtqSparta. Aristotele è noto per essere uno dei grandi teorizzatori della mwtgsubalternità della donna nell'antica Grecia e critica la mwtwginecocrazia spartana come un elemento portatore di caoscite-ref-aristotele-7-0[7]. Nel XIX secolo, mwvaJohann Jakob Bachofen recuperò questa parola per ipotizzare che la ginecocrazia fosse in realtà la prima forma di governo delle società umane. A partire dalla metà del XX secolo questa visione è stata abbandonata.
Per molto tempo, il mwvgmatriarcato è stato assimilato alla mwvwmwwamatrilinearità, per la quale le mwwqlinee ereditarie seguono l'ascendenza materna anziché mwwgpaternacite-ref-d-amico-8-0[8]. Attualmente si preferisce distinguere queste due nozionicite-ref-matriarc-1-1[1]cite-ref-matrilin-9-0[9]cite-ref-mathieu-10-0[10]. La mwawmwbamatrilinearità è diffusa anche nelle società patriarcali, in quanto si presume che mwbql'identità della madre di un neonato è sempre sicura, mentre quella del padre no. Per esempio, la cultura mwbgebraica è patriarcale, ma tradizionalmente mwbwsi considera ebreo chi nasce da madre ebrea.
La mwcqmatrilocalità si riferisce al fatto che gli sposi restano a vivere presso i genitori della moglie e non del marito, come avviene invece nelle società mwcwpatrilocali. In realtà, nelle società matrilocali più tradizionali, nessuno abbandona mai la famiglia di origine, nemmeno per comporre una famiglia: gli uomini vanno a trovare le loro partner di notte. I figli che nascono da questi incontri notturni non sanno chi sia il loro padre biologico e hanno come figura maschile di riferimento mwdauno zio materno, cioè un fratello della madre. Questa organizzazione sociale è quella usata fino agli anni 1990 dai mwdqNaxi in Cinacite-ref-hua1997-11-0[11]cite-ref-12[12]. Nelle società matrilocali che subiscono pressioni esterne, l'uomo esce dalla famiglia d'origine per comporre una mwfgcoppia, ma vivrà nella casa della moglie.
Secondo l'antropologo francese Pascal Picq, il matriarcato si accompagnerebbe necessariamente di matrilinearità e matrilocalità. Un'ipotetica società dove le donne avrebbero tutti i poteri, ma con una successione patriarcale e patrilocale, sarebbe etichettabile come mwgqginocraziacite-ref-picq-13-0[13].
Mitologia
Secondo gli mwjaantropologi, il mwjqmito è l'unico luogo dove si trovano esempi di ginecocraziacite-ref-h-ritier-5-1[5]. Questo è il caso del mwkgmito greco antico delle mwkwAmazzoni. Secondo il mito, i riti religiosi delle Amazzoni indicavano un'autonomia della donna a rimanere in gravidanza e quindi a generare la vita, mentre la paternità non veniva tenuta in nessun conto. In mwlamwlqGeografia XI.5.4-5, mwlgStrabone descrive il costume delle Amazzoni di compiere, ogni primavera, una visita nel territorio del popolo vicino dei Gargareni, i quali si sarebbero offerti per accoppiarsi ritualmente con le donne guerriere affinché potessero generare dei figli.
L'incontro sarebbe avvenuto in segreto, nell'oscurità, affinché nessuno dei due amanti potesse conoscere l'identità dell'altro. Secondo mwmqPlutarco la stagione degli accoppiamenti dura due mesi, ogni anno, dopodiché le Amazzoni fanno ritorno nei loro territori.cite-ref-14[14]. Sempre secondo il mito, la sorte della prole muta a seconda del sesso del nascituro. I maschi, secondo mwngStrabone, sarebbero rimandati dai Gargareni, e ogni gargareno adulto adotta un bambino senza sapere se sia o meno suo figlio; le femmine, invece, rimangono con le madri e vengono allevate ed educate secondo i loro costumi e istruite, in particolare, alle tecniche di caccia e di guerra.
Le donne guerriere venivano tradizionalmente governate da due regine, una della pace (politica interna) e una della guerra (politica "estera"). Tra le regine più conosciute si ricordano mwoqTalestri, mwogMirina, mwowIppolita, Antiope, mwpaMelanippe e mwpqPentesilea. Sulla base delle fonti classiche, le Amazzoni sarebbero vissute nella parte più settentrionale della mwpgSarmazia asiatica.
I mwqaGreci consideravano le Amazzoni un popolo mwqqbarbaro e nemico: in effetti, per una mentalità mwqgmisogina come mwqwquella greca antica, l'esistenza di donne guerriere era una forma di mwramondo alla rovescia. In mwrqIliade III.188-190, mwrgPriamo ricorda di aver combattuto le Amazzoni come alleato di Otreo e Migdone, due sovrani della mwrwFrigia (mwsaTurchia nord-occidentale). Le Amazzoni, ricorda Priamo, erano mwsq«ὰντιάνεραι» (mwsgeguali ai maschi, forti come i maschi), ma non erano numerose come gli mwswAchei.
L'ipotesi preistorica
Ipotesi preistorica del XIX secolo
Secondo alcuni, a partire dalle ipotesi avanzate da mwtwJohann Jakob Bachofen nel suo saggio mwuamwuqIl matriarcato del 1861, il matriarcato fu l'organizzazione originale dell'umanità, e solo successivamente questa venne sostituita dal mwugpatriarcato. Bachofen usava volentieri la parola mwuwginecocrazia che proviene dall'uso antico. mwvaJames George Frazer nel suo libro mwvqmwvgIl ramo d'oro (1890), mwvwLewis Henry Morgan e Robert Briffault hanno pure sostenuto questa ipotesi. In particolare Lewis Henry Morgan ebbe la possibilità di frequentare da vicino le comunità mwwqirochesi.
mwwwKarl Marx lesse mwxaLewis Henry Morgan e più tardi basandosi proprio sugli appunti di Marx, mwxqFriedrich Engels teorizzò un mwxgcomunismo delle origini nel suo volume mwxwmwyaL'origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato.
L'ipotesi del matriarcato come reale forma di governo delle comunità umane primitive si poggiava sul fatto che nella storia comparata delle religioni risultano divinità femminili molto importanti, con mwygculti relativi come quelli delle mwywDee Madri, anche personalizzate in dee come (mwzaAstarte, mwzqTanit, mwzgCibele, ecc.). Tali culti erano diffusi specialmente nel mwzwMar Mediterraneo centro-orientale, e la mw0agrande madre simbolicamente era identificata con la terra che porta frutti.
Tali tesi ritenevano reale il matriarcato durante la mw0gPreistoria, riconoscendo l'esistenza di un capo supremo donna e, in generale, delle donne come capi-famiglia. All'uomo sarebbero state demandate le funzioni pratiche di sussistenza (mw0wapprovvigionamento, mw1acaccia - funzioni "esterne" all'aggregato sociale, alla mw1qcaverna), alla donna si sarebbe invece delegata l'organizzazione sociale ("funzione interna").
L'ipotesi del matriarcato primitivo era collocata in tempi più antichi di quelli in cui si è istituita l'agricoltura (che ha portato il mw1wpatriarcato) e da riferirsi alle epoche della sussistenza per "caccia e raccolta", con la seconda costituente la fonte principale delle derrate alimentari.
La ricerca nel XX secolo
L'ipotesi dell'esistenza reale di società matriarcali nella Preistoria è stata rigettata nel XX secolo, come una forma di mitologia scientifica. Secondo Meret Fehlmann, l'ipotesi è stata definitivamente abbandonata dagli antropologi negli anni 1960cite-ref-15[15] e secondo Ilse Lenz, negli anni 1970 anche dall'mw3getnografia di stampo mw3wfemministacite-ref-16[16] Negli anni 1990 Stella Georgoudi argomentava che il matriarcato inteso come governo delle donne non è mai esistitocite-ref-georgoudi-4-1[4]. L'antropologa francese mw6aFrançoise Héritier ribadisce lo stesso concetto in un'intervista al quotidiano mw6qLe Figarocite-ref-h-ritier-5-2[5]:
(francese)
«Des sociétés où le pouvoir serait entre les mains des femmes avec des hommes dominés n'existent pas et n'ont jamais existé. (…) C'est là le propre des sociétés humaines. Il n'y a pas de sociétés matriarcales, parce que le modèle archaïque dominant sur toute la planète est en place dès le départ. (…) La société des Amazones telle qu'elle est présentée ne relève que du mythe horrifié des Grecs. Les quelques exemples d'armées féminines ne sont pas anodins, dès lors que les filles y sont prépubères, ou que les femmes y sont ménopausées, toute la période génitale étant exclue… On trouve en revanche des sociétés de droit matrilinéaire. On a pu penser qu'elles étaient matriarcales parce que la filiation passe par les femmes, de même que les droits sur les terres, mais ce sont les hommes qui y ont le pouvoir
: ce n'est plus en tant que père d'un enfant ou de mari d'une femme, mais en tant que frère d'une femme qui a autorité sur sa sœur et les enfants de sa sœur. C'est toujours récupéré…»
(italiano)
«Le società in cui il potere è nelle mani delle donne e gli uomini sono dominati non esistono e non sono mai esistite. (…) Le società umane sono tutte così. Non ci sono società matriarcali, perché il modello arcaico che domina l'intero pianeta è stato adottato fin dall'inizio. (…) La società delle Amazzoni, così come viene presentata, non è altro che il mito inorridito dei Greci. I pochi esempi di eserciti femminili non sono insignificanti, dal momento che le ragazze erano prepuberi, o le donne in menopausa, essendo escluso l'intero periodo fertile… D'altra parte, esistono società matrilineari. Si può pensare che siano matriarcali perché la filiazione passa attraverso le donne, così come i diritti sulle terre, ma sono gli uomini ad avere il potere: non più come padre di un bambino o marito di una donna, ma come fratello di una donna che ha autorità sulla sorella e sui suoi figli. Viene sempre reclamato…»
(Françoise Héritier, Intervista a Le Figaro, 2011)
Nel 2023, Christian Darmangeat torna a dire che non sono noti esempi di società realmente esistenti o esistite in cui sia in vigore un matriarcato nel senso di ginecocrazia, cioè dove le donne esercitano il potere a discapito degli uominicite-ref-darmangeat-6-1[6]. Se in passato si parlava di società "matriarcali", oggi gli antropologi parlano generalmente di società mw9amatrilineari e matrilocali.
All'interno di una società mw9wmatrilineare e matrilocale, la figura maschile di protettore ed educatore della prole coincide spesso con lo zio materno, cioè con un fratello della madre. Si parla di mw-qavunculato e di mw-gsocietà avunculate.
Il linguista francese mw-aAndré Martinet ispirandosi esplicitamente al lavoro di Marija Gimbutas, offre questa sintesicite-ref-martinet-17-0[17]:
«La struttura di base della società è necessariamente quella che ne assicura la sopravvivenza, che permette la riproduzione della specie e mantiene in vita i nuovi nati. La persona più direttamente ed evidentemente implicata al riguardo è quella che si definisce la madre,che porta dentro di sè il nascituro, lo mette al mondo e lo nutre fino allo svezzamento. Senza dubbio, perché vi sia un bambino, si è reso necessario l'intervento di un maschio,ma non è detto che l'identità di questo maschio sia nota, nemmeno alla madre. Nella misura in cui la sopravvivenza della specie richiede che la madre e suo figlio siano aiutati o protetti da un individuo dell'altro sesso, costui sarà uno di quelli la cui parentela biologica con la madre non può essere messa in dubbio, e cioè un fratello, notoriamente nato dalla stessa donna da cui è nata la madre. In mancanza di un fratello della madre, ovvero del cosiddetto zio materno, costui potrà essere un rappresentante della generazione precedente, il fratello della madre della madre, e dunque il prozio materno del bambino. L'unico individuo maschio di cui si tiene conto è dunque legato al bambino attraverso la madre. Ancor oggi in Israele è considerato ebreo chi ha la madre ebrea. In casi come questo si dirà che la parentela è matrilineare»
Il fatto che non fosse importante conoscere l'identità del padre biologico implica con tutta probabilità che nelle società del mwaqmPaleolitico non esistesse l'istituto del mwaqqmatrimonio: una "società senza matrimonio" è stata osservabile fino a tempi recentissimi fra i mwaquNaxi, in mwaqyCina.
L'istituto dell'mwaqgavunculato invece sopravvive anche in società patriarcali, come l'mwaqkantica Greciacite-ref-18[18].
Veneri paleolitiche
L'mwaryarcheologia fornisce buon saggio dell'antichità dei culti femminili: sono davvero numerose le cosiddette mwarcVeneri paleolitiche, ossia statuette (anche in forma di mwargbetili o di rocce lavorate) databili ad almeno 40.000 anni fa; queste raffigurazioni, laddove prive di una caratterizzazione di sesso, riproducono comunque archetipi di fertilità (seni e fianchi enfatizzati). Le prime raffigurazioni maschili risalgono a diversi secoli dopo.
Il motivo per cui queste "veneri" sono state realizzate resta ipoteticocite-ref-leroi-19-0[19]: mentre alcuni ritengono che queste statuine vadano interpretate come raffigurazioni realistiche della femminilità dell'epoca (così la mwar4steatopigia resta una caratteristica di mwar8Ottentotti e mwasaBoscimanicite-ref-treccani-20-0[20]), secondo altri tali raffigurazioni corrispondono alle prime speculazioni intorno al rapporto tra natura e vita: l'osservazione del ciclo delle mwasustagioni suggerì che la vita stessa era legata ad un ciclo. Essendo la donna origine della vita del figlio, si sarebbe sviluppato un culto della mwasyDea Madre.cite-ref-21[21]. Un'ipotesi ulteriore è quella di mwassMarija Gimbutas, che considerò globalmente questa produzione dal mwaswMediterraneo all'mwas0Europa centrale e orientale e dal mwas8Paleolitico superiore all'mwataetà del bronzo, e la considerò espressione di una mwatemwatiGrande Dea con diverse manifestazioni che includono non solo la figura della mwatmDea Madre collegata al ciclo della Vita, ma anche altre figure sovrapponibili al ciclo della Mortecite-ref-grandedea-22-0[22].
Queste ipotesi, formulate col metodo deduttivo su un'esigua base d'indagine, si articolano di molte teorizzazioni, ma sostanzialmente pensano alla possibilità di nuclei associati mwatkpreistorici denotati da una figura femminile stabile nel centro geografico di aggregazione del nucleo sociale, mentre il maschio avrebbe avuto funzioni cercatorie, esplorative e all'occorrenza di difesa.
Il Neolitico: passaggio al patriarcato
Secondo gli antropologi, il mwauqNeolitico è stato il momento in cui gli umani hanno smesso di procacciarsi da vivere solo raccogliendo frutta e cacciando animali, e hanno iniziato a seminare e coltivare piante. Si presume che questo passaggio culturale sia il momento in cui gli umani si sono resi conto che esisteva un mwauucollegamento causale fra il mwauyrapporto sessuale e la mwaucgravidanza della donna.
Il Neolitico è quindi l'epoca in cui si afferma la figura del mwaukpadre, ed è anche l'epoca in cui si afferma un'mwauoorganizzazione sociale patriarcale. In effetti, gli antropologi collegano il patriarcato alla richiesta dell'uomo di avere il controllo sulla propria mwausdiscendenza. L'istituto del mwauwmatrimonio nasce in questo contesto.
Il linguista francese mwau4André Martinet riassume la questione in questi terminicite-ref-martinet-17-1[17]:
«L'instaurazione del patriarcato risulta dalla decisione del partner della donna di assumere per intero la responsabilità dei bambini che lei ha messo al mondo. Egli si considera dunque non solo il protettore e l'educatore di questi bambini, ma anche il loro genitore. La sola sicurezza che egli può avere a riguardo risulterà dalla clausura della donna in un gineceo, o in un harem, che implica, come è noto, l'esistenza di più di un partner femminile. Quando questa clausura si rivela difficoltosa, o economicamente poco conveniente, all'uomo non resterà che sopprimere il bambino dall'incerta paternità, esponendolo all'appetito degli animali da preda. La mitologia greca ci offre numerosi esempi di bambini, che, come Edipo, sono abbandonati dai padri in balia della natura.»
Fra i primi a studiare nel dettaglio il passaggio al patriarcato durante il Neolitico fu la studiosa lituana Marija Gimbutas. L'elemento che ha introdotto il mwavupatriarcato nell'Europa antica fu l'arrivo dal mwavcCaucaso, mwavgin tre ondate successive, dei popoli indoeuropei.
mwaxeMarija Gimbutas ha vagliato le testimonianze delle culture materiali dell'Est europeo, identificando gli indoeuropei con una cultura guerriera dell'mwaxietà del rame (circa dal 4000 al 2000 a.C.) proveniente da una zona tra il mwaxmVolga e il mwaxqDnepr). Gimbutas chiama questa cultura "mwaxukurgan", in quanto usava delle grandi sepolture a mwaxytumulo ("tumulo" si dice appunto mwaxckurgan in russo e in ucraino). In questi tumuli, venivano seppelliti i capi della comunità, ma la caratteristica principale dei kurgan è che insieme ai capi, venivano seppellite anche le loro mogli e i loro schiavi, con delle modalità che fanno pensare a un mwaxgsacrificio umanocite-ref-marija-gimbutas-25-0[25]cite-ref-marija-gimbutas-2010-26-0[26].
L'ipotesi di mwayiGimbutas, secondo cui mwaymProtoindoeuropei provenivano dal mwayqCaucaso, è basata su ricostruzioni linguistiche e archeologiche, ed è stata definitivamente provata dalla mwayupaleogeneticacite-ref-27[27].
Secondo Gimbutas, le culture pre-indoeuropee del Neolitico avevano una concezione più egualitaria, in quanto le tombe sono singole, quindi ciascuno veniva seppellito da solo. Inoltre, non si riscontrano testimonianze di armi da guerra e di fortificazioni. Ragion per cui Gimbutas ipotizzò che i popoli pre-indoeuropei non attraversassero i conflitti che caratterizzavano invece i popoli mwaysprotoindoeuropeicite-ref-gimbutas1991-28-0[28]:
«L’assenza di armi da guerra e di colline fortificate per più di due millenni, dal 6500 fino al 4500 P.E.C., permette di dedurre l’assenza di aggressioni territoriali»
(Marija Gimbutas)
Migrando dalla mwazisteppa pontico-caspica, le popolazioni indoeuropee si sarebbero sovrapposte alle popolazioni neolitiche preindoeuropee, come mwazmélite guerriere tecnicamente più avanzate, imponendo alle popolazioni sottomesse la loro lingua, la loro struttura sociale e la loro religione.cite-ref-marija-gimbutas-2010-26-1[26]
Tuttavia, studi più recenti ipotizzano che una prima suddivisione dei ruoli per genere fosse già iniziata all'epoca delle migrazioni dei Protoindoeuropei e che si fosse accompagnata alla diffusione dell'mwazkagricoltura durante le prime fasi del mwazoNeoliticocite-ref-masclans-29-0[29]
Gilania pre-indoeuropea
Riguardo alla struttura di potere delle società primitive, Marija Gimbutas, insoddisfatta del termine "matriarcato", aveva preferito coniare il termine mwaamgilaniacite-ref-cantarella-30-0[30]. Secondo quest'ipotesi, le popolazioni che abitavano anticamente l'Europa non prevedevano la sopraffazione di un genere sull'altro, ma erano organizzati con un sistema "gilanico", cioè di sostanziale parità.
Questa ipotesi è stata accolta con un certo scetticismo, come mostra questa sintesi di mwaakEva Cantarella:
«nella ricostruzione di Gimbutas questa dominanza delle donne non sarebbe stata sopraffazione e sottomissione degli uomini. Nel periodo al quale risale il complesso di simboli di cui sopra, infatti, non vi sarebbe stato né matriarcato né patriarcato bensì 'gilania', parola coniata da Gimbutas utilizzando le radici greche gy (donna) e an (uomo), unite da una l centrale, quasi a simbolizzare il legame tra le due componenti sessuali dell'umanità. La gilania, dunque, sarebbe stata una società felice e pacifica, che però un triste giorno sarebbe stata soppiantata da una diversa cultura neolitica, emersa dal bacino del Volga, che Gimbutas chiama Kurgan (in russo 'tumulo') perché seppelliva i morti in tombe circolari. Tra il 4300 e il 2800, all'incirca, le incursioni dei Kurgan, che addomesticavano il cavallo e producevano armi letali, avrebbero messo fine alla vecchia cultura europea, trasformandola da gilanica in androcratica e da matrilineare in patrilineare, e cambiando per sempre (o quantomeno sino a oggi) il corso della storia.»
(Eva Cantarella)
Creta minoica
La mwabgciviltà minoica a Creta è considerata come uno degli esempi di cultura gilanica pre-indoeuropea.
Si tratta di una mwabocultura mwabspre-indoeuropea dell'mwabwetà del bronzo sorta sull'isola di mwab0Creta approssimativamente dal mwab42700 a.C. al mwab81400 a.C. (successivamente, divenne dominante la cultura mwacagreca micenea di tipo mwaceindoeuropeo).
La religione minoica era incentrata su divinità femminili, con officianti femminili.cite-ref-31[31]. Le statue delle mwaccsacerdotesse nella cultura minoica e gli affreschi mostranti uomini e donne partecipanti agli stessi esercizi ginnici come la mwacgtaurocatapsiacite-ref-32[32], condussero alcuni archeologi a credere che l'uomo e la donna tenessero uno status sociale uguale. L'eredità si è supposto fosse stata matrilineare.
Costruzioni con molte stanze vennero scoperte anche nelle aree ‘povere’ della città, rivelando così un'uguaglianza sociale e anche una distribuzione della ricchezza.
Intorno al 1420 a.C., o comunque all'incirca negli anni compresi tra il 1450 a.C. ed il mwac81400 a.C., tardo minoico II, dovette aver luogo un'invasione da parte di popoli mwadagreci, che fece entrare Creta nella sfera d'influenza della mwadeciviltà micenea.
Matrilinearità e matrilocalità
L'mwadgetnografo mwadkBronisław Malinowski, dalla mwadoLondon School of Economics, ha vissuto tra gli aborigeni delle isole mwadsTrobriand (Kiriwina) e ha studiato la loro società nel 1914-1918, definendola matriarcale e matrilinearecite-ref-argonautswpac-arcorg-33-0[33] Studiando diverse tribù del Pacifico occidentale e utilizzando il metodo del confronto, Malinowski ha dato conferme di un'idea di Lewis Morgan che il matriarcato fosse pratica comune in molte società tribali. Le popolazioni delle isole Trobriand mantengono questa struttura.
Ci sono ancora oggi alte società che continuano a mantenere le caratteristiche matriarcali come la mwaeeTuaregcite-ref-34[34], mwaeyIrochese, il mwaecMinangkabau in mwaegIndonesia o in alcune popolazioni come quelle delle isole mwaekComore. Cultura matriarcale nel popolo mwaeoTigrini in mwaesEritrea e nella mwaewRegione dei Tigrè (Etiopia), l'indiano mwae0Kerala, i mwae4Khasi in mwae8Indiacite-ref-barb-35-0[35], i Jaintia dello Stato autonomo mwafuMeghalaya sempre nel nord-est dell'mwafyIndia.
Società matrilocali
Irochesi
Gli mwagiirochesi sono un popolo autoctono dell'America del nord. Sono descritti come una società matrilineare e matrilocale.
Il ruolo della donna fra gli mwagqirochesi ci è noto grazie alle testimonianze dei missionari gesuiti. mwaguJean de Brébeuf (1593-1649) fu tra i primi a notare la grande importanza della madre nelle famiglie irochesi. mwagyJérôme Lalemant osservò che una donna irochese poteva far divorziare sua figlia dal genero, se quest'ultimo non si comportava bene. I gesuiti che invitavano i giovani maschi a entrare in seminario dovevano chiedere l'autorizzazione della loro madrecite-ref-viau-36-0[36].
La mwagwConfederazione Irochese mantenne il sistema dei mwag0clan, la cui appartenenza si basava sulla mwag4matrilinearità, già in uso nelle cinque tribù. Periodicamente la Lega teneva un consiglio delle tribù, costituito da cinquanta capi chiamati mwag8sachem, che venivano nominati dalle donne (matrone) di quei clan in cui queste funzioni erano ereditarie, così come ereditari erano i nomi attribuiti ai capi. Dunque, sebbene la Lega avesse un governo composto esclusivamente da uomini, ciascun membro di quel governo era responsabile delle sue azioni verso le donne della propria famiglia.
Naxi (Cina)
I mwajyNaxi del nord (regione di Yongning mwajc永宁) sono noti per essere una società mwajgmatrilineare e matrilocale, il che significa che la filiazione avviene attraverso la madre e che tutti i figli - maschi e femmine - vivono nella casa della madre, dalla nascita fino alla morte.
Non esiste mwajsmatrimonio, cioè non esiste un riconoscimento istituzionale dell'unione tra individui. Le relazioni sessuali sono libere tra adulti mwajwnon consanguinei: di notte, l'uomo si reca a casa della donna di un altro clan, con la quale desidera avere rapporti sessuali; la donna è libera di accettare o meno. Sia gli uomini che le donne possono avere più partner, con l'unico divieto che questo non può fare parte del proprio clan: in altre parole, c'è il mwaj0tabù dell'mwaj4incestocite-ref-demoulin-43-0[43]. Tradizionalmente, i bambini non sempre sanno chi sia il loro padre biologico e vengono cresciuti dagli abitanti della casa materna. Uno mwakmzio materno assume il ruolo di protettore ed educatore, che in Occidente è attribuito al padrecite-ref-hua1997-11-2[11]cite-ref-milan-44-0[44]. Questo fa dei mwakwNaxi una società mwak0avunculata.
Queste usanze derivano in parte dalle credenze dei Naxi, che presentano l'uomo come la "pioggia sull'erba": l'uomo cioè serve a far germinare un seme che è già presente. Secondo i Naxi i tratti ereditari sono contenuti nelle ossa delle donnecite-ref-hua1997-11-3[11]cite-ref-milan-44-1[44] e sarebbe la mwalcdea Abaogdu a mettere i semi nel loro grembo, non il "visitatore furtivo" notturnocite-ref-demoulin-43-1[43].
Secondo Christian Demoulin, la dea Abaogdu ha la stessa funzione della divinità maschile delle società mwal0patriarcali, cioè rappresenta simbolicamente la funzione generatrice, in questo caso della donna: "Ci rendiamo conto che il nostro concetto di Nome-del-Padre è etnocentrico, il che rende la sua legittimità discutibile. Aboagdu è infatti l'Altro della madre a cui viene attribuita la procreazione"cite-ref-demoulin-43-2[43].
I Na avrebbero resistito all'amministrazione delle dinastie imperiali e al mwammconfucianesimo, nonché alle ingiunzioni del periodo mwamqmaoista. Tuttavia, con il mwamucommercio di massa e l'apertura al turismo, le usanze sono cambiate, e dagli anni 1990 i Naxi si sono conformati al modello della mwamyfamiglia nucleare e alla mwamcmonogamiacite-ref-milan-44-2[44]cite-ref-machy-45-0[45]cite-ref-46[46].
Società matrilineari
Ebrei
mwan8Chi è ebreo? (mwaoain ebraico מיהו יהודיmwaoe?, mwaoipronuncia:mwaomˈmihu jehuˈdi) è una domanda basilare sull'identità ebraica e considera il problema dell'auto-identificazione dell'mwaoqebreo. La domanda si rivolge alle caratteristiche ebraiche che si focalizzano sulla cultura, religione, genealogia e società, nonché sulla dimensione personale e familiare che costituisce l'ebreo come tale. Oggigiorno ha rilevanza nel contesto del fenomeno dell'mwaouimmigrazione nel moderno mwaoyStato d'Israele secondo la mwaoclegge del ritorno. Ci sono differenze di opinione tra i vari rami dell'mwaogebraismo nell'applicazione di tale definizione. Per la mwaokMishnah, fonte primaria dell'mwaoohalakhah, la condizione dei figli di matrimoni misti è determinata per via mwaosmatrilineare. Secondo lo storico mwaowShaye J. D. Cohen, nel mwao0mwao4Tanakh lo status della prole di matrimoni misti veniva invece determinato mwao8patrilinearmente. Cohen fornisce due spiegazioni possibili per tale cambiamento del periodo mishnaico: in primo luogo, la Mishnah potrebbe aver applicato ai matrimoni misti la stessa logica seguita per altre mescolanze (mwapakilayim), quindi il matrimonio misto veniva vietato - così come l'unione di un cavallo con un'asina - e in tali unioni la prole era giudicata matrilinearmente; in secondo luogo i saggi mwapeTannaim potrebbero aver subito l'influenza dal mwapidiritto romano, che affermava che quando un genitore non poteva contrarre un matrimonio legale, la progenie seguiva la madre (mwapmmwapqMater semper certa est).cite-ref-47[47]. L'mwapkebraismo riformato e mwaporicostruzionista spesso accettano un bambino come ebreo anche se solo il padre lo è. Poiché le varie denominazioni dell'ebraismo differiscono nei loro procedimenti di conversione, le conversioni effettuate da denominazioni più liberali non sono accettate da quelle ortodosse.
Nella cultura ebraica, le mwapwMatriarche sono le mogli dei mwap0Patriarchi biblici:
• mwaqaSara, sposa di Abramo;
• mwaqiRebecca, sposa di Isacco;
Berberi e Tuareg
Nella cultura mwaq4berbera esiste una certa suddivisione dei ruoli, per cui tradizionalmente, gli uomini si occupano del bestiame e migrano seguendo il ciclo naturale del pascolo, alla ricerca di fonti d'acqua e di riparo. Questo assicura un'abbondanza di lana, cotone e piante per la tintura dei tessuti. Da parte loro, le donne si occupano dei beni della famiglia e realizzano oggetti di artigianato, prima per uso personale e poi per la vendita nei mwaq8souk locali. Durante il mwaraMedioevo, diverse donne avevano il potere di governare, come la regina mwareDihya "Kahina" nell'Aurès (dove oggi vivono i Chaouis), mwariTin Hinan mitica regina fondatrice dei mwarmtuareg nell'Hoggar, Chemci della tribù Aït Iraten in mwaruCabilia, Fatma Tazoughert nell'Aurès. mwarcLalla Fatma N'Soumer della regione della Cabilia combatté contro i francesi.
I mwarktuareg sono una popolazione mwaroberbera dell'Africa del Nord. Essi sono mwarsnomadi e hanno mantenuto alcune usanze di una cultura pre-islamica di tipo matriarcale. L'origine dell'mwarwAmenukal, capo dei tuareg viene fatta risalire a mwar0Tin Hinan, mitica regina fondatrice dei tuareg e secondo alcuni avrebbe avuto una linea dinastica matrilineare. Nella vita quotidiana, la donna sceglie il suo sposo e la successione è matrilineare. Quando una coppia si sposa, vengono costruite delle tende che appartengono alla donna, ma sono poste presso il luogo di provenienza dell'uomo. In caso di divorzio, la tenda rimane alla donna. Dunque quella dei Tuareg è riconosciuta come società matrilineare, ma patrilocale.
mwar8Musa ag Amastan capo tuareg fu allevato dal suo zio materno.
Kerala (India)
Lo stato indiano di mwasiKerala ha un sistema di successione matrilineare ("Marumakkathayam"), che fa sì che le donne godano tradizionalmente di uno status più elevato rispetto a quello delle altre regioni dell'mwasmIndiacite-ref-48[48]. Il rapporto di "gap di genere" a Kerala è il più favorevole di tutta l'Indiacite-ref-joseph-49-0[49]
Khasi (India)
I mwas4Khasi sono un gruppo etnico della mwas8Meghalaya nell'India nord-orientalecite-ref-censusindia-gov-in-50-0[50]. La popolazione khasi comprende una serie di clan mwatqmatrilinearicite-ref-censusindia-gov-in-50-1[50] i cui membri si considerano discendenti di un'antenata comune (mwatkkhur). I membri di un khur condividono lo stesso luogo di sepoltura, in cui vengono seppellite le ossa di tutti i morti. L'unità di discendenza più importante è lo mwatoiing. Questo ha una continuità verticale senza estendersi nelle aree collaterali. L'insediamento di una nuova casa da parte di una donna khasi con il marito implica la creazione di un nuovo iing, separato dal suo iing natale non solo in termini residenziali ma anche sociologici.cite-ref-barb-35-1[35]
Minangkabau
I mwaueMinangkabau (in mwauiminangkabau: mwaumUrang Awak) sono un mwauqgruppo etnico che per lo più abita la costa occidentale di mwauuSumatracite-ref-de-jong-51-0[51]. Sono considerati il gruppo etnico più popoloso al mondo con un sistema di successione matrilinearecite-ref-bbc-minangkabau-52-0[52]
Etologia
In mwavqetologia, il termine mwavumatriarca indica la mwavyfemminina dominante. Tra gli animali sociali esistono varie forme di matriarcato, in cui al vertice c'è un esemplare di sesso femminile. Tra gli insetti quali api e formiche troviamo al vertice l'elemento che assolve al ruolo di "regina", mentre i maschi in genere contribuiscono alla riproduzione. Tra i mammiferi non è raro trovare branchi o mandrie il cui ruolo di riferimento è assolto da una o più femmine. Negli elefanti, ad esempio, la matriarca è la femmina più anziana, che ha la funzione di indicare le località migliori per il pascolo, mentre ai maschi spettano, tra tutti, i ruoli di sentinelle e di protettori della mandria. Fra le specie animali che si organizzano intorno a una matriarca vi sono:
• delfini
• elefanticite-ref-54[54]
• formiche: la mwawyformica regina è l'unico individuo della colonia che ha il compito di deporre le uova e forma nuove colonie
• iene macchiate africanecite-ref-ngi-53-1[53]
• orchecite-ref-ngi-53-2[53]
• scimmie bonobocite-ref-nyt-20160910-55-0[55]
Note
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Voci correlate
• mwbliDonna guerriera
• mwblqFemminismo
• mwblyGrande Madre
• mwblgJohann Jakob Bachofen
• mwbloMarija Gimbutas
• mwblwPatriarcato (sociologia)
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Collegamenti esterni
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